Andrea Tagliapietra - Il Corpo Dell'Arte

Questo numero della rivista si confronterà con un tema quanto mai intrigante: "Il corpo dell'arte".  Una delle questioni più complesse, ma sicuramente dirimenti, della tradizione estetica occidentale. 
Ma a cosa ci si riferisce con l'espressione "il corpo dell'arte"? 
Potremmo innanzitutto ricordare che, a prescindere dai materiali che l'avrebbero caratterizzata nel corso dei secoli (anche in rapporto alle diverse tecniche artistiche di volta in volta utilizzate), l'arte s'è sempre presentata agli abitatori dell'Occidente con un corpo proprio assolutamente non riducibile alla sua semplice costituzione fisico-fenomenica. Certo, il corpo fenomenico dell'arte s'è presentato con modi e forme sempre diverse, conformemente allo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate e foriere di sempre nuove possibilità espressive. 
Ma, ad esser chiamato in causa, in questa occasione, sarà piuttosto il semplice fatto che, pur nella diversità dei materiali e delle tecniche, l'arte è sempre riuscita a non farsi ridurre all'esteriore caratterizzazione del proprio corpo fenomenico; solo per questo, essa avrebbe potuto e potrà continuare a modificare all'infinito il proprio aspetto sensibile, rimanendo pur sempre un insuperabile punto di resistenza rispetto ai fin troppi tentativi di definirne la specificità e di comprenderne il senso essenziale. 
Il corpo dell'arte, infatti, mette in scena qualcosa che, pur nella propria cangiante determinazione fenomenica, ha sempre "negato" di poter essere risolto nel modo in cui, almeno dal punto di vista fisico, avrebbe comunque continuato a presentarsi.  
Ma è anche vero che questa negazione l'arte l'ha imposta senza rinunciare mai al proprio volto sensibile. Senza rinunciare cioè alla fisicità del suo corpo manifesto. 
Insomma, anche ammesso che quello dell'arte sia sempre stato, da ultimo, un corpo mistico o metafisico, si tratterebbe comunque di una ben strana metafisicità: resa riconoscibile proprio dalla forma fisica con cui la medesima continua ancor oggi a presentarsi. Nessun salto al di là dell'elemento fisico e sensibile, infatti, ci è mai stato proposto dall'arte. Ché essa non sarebbe neppure potuta esistere e dunque manifestarsi se non grazie al volto ineludibilmente fisico da sempre caratterizzante le sue opere. 
E se dovessimo piuttosto riconoscere che la sua supposta metafisicità si costituisce invero come semplice eccedenza "del" suo corpo fisico rispetto a se medesimo? 
Se, cioè, quella offertaci dall'arte non fosse altro che una straordinaria possibilità di fare i conti con la strutturale metafisicità "del fisico" in quanto tale? 
Perciò l'arte avrebbe potuto farsi pericolosamente spaesante; finendo per costituirsi come incessante e radicale messa in questione delle classiche coppie oppositive, e in primis di quella che ha sempre visto contrapporsi il fisico da un lato e il metafisico dall'altro - da cui le conseguenti distinzioni di anima e corpo, o di sensibile e ideale. 
Della straordinarietà di un corpo come quello dell'arte ci parleranno dunque, oltre al sottoscritto, alcuni tra i più prestigiosi intellettuali della nostra città; vale a dire il direttore del Guggenheim Museum di Venezia, Philip Rylands, il curatore del medesimo Museo, Luca Massimo Barbero, così come lo scrittore Giovanni Montanaro e l'architetto Renato Rizzi. Ma la serata prevede anche una interessante performance degli artisti Andrea Tagliapietra e Fabrizio Vatta, nonché l'intervento di un video artista e musicista come Dosaka Maike, presentati e introdotti dal curatore Gaetano Salerno. Tutte queste relazioni o performance verranno poi intervallate da alcune performances musicali che vedranno protagonisti il trio jazz di Giacomo Gasparotti e le funamboliche percussioni di Davide Ragazzoni.
                                                                                                                                                                                         Massimo Donà