Andrea Tagliapietra - La macchina Imperfetta

Comunicato stampa

presentano

La Macchina Imperfetta

a cura di

Gaetano Salerno

Si inaugura giovedì 14 novembre 2013, presso gli spazi espositivi del secondo piano del

Centro Culturale Candiani di Venezia Mestre (ore 18.30; vedi scheda evento allegata), il

progetto espositivo La Macchina Imperfetta, a cura di Gaetano Salerno, organizzato e

promosso dall’ Assessorato alle Attività Culturali della Città di Venezia e dal Centro Culturale

Candiani in collaborazione con Segnoperenne.

La Macchina Imperfetta è un progetto sincretico di pittura, fotografia, digipaint, video,

performance, già presentato da Segnoperenne, con buon successo di pubblico e critica, in

occasione di ArteFiera OFF - Bologna 2012.

Quattro artisti, quattro differenti linguaggi, quattro riflessioni sul valore e utilizzo della bellezza

nelle società contemporanee: Dosaka Maike, Federica Palmarin, Andrea Tagliapietra,

Fabrizio Vatta. I quattro artisti, di area veneziana, saranno presenti con lavori recenti ed in

buona parte inediti, chiamati a confrontarsi dal curatore della mostra sul tema del corpo

umano nella sua condizione di “macchina imperfetta”, dettata dalla presa di coscienza della

realtà esistenziale odierna e del nuovo ruolo da questo assunto all’interno delle dinamiche

comportamentali, individuali e sociali, attuali.

Lontana dai canoni di perfezione e di registrazione di condizioni esistenziali ottimali e

universalmente appaganti, l’arte orienta e sviluppa le proprie ricerche verso una concezione

dell’Io straniata e distorta dalla svalutazione della carica individuale e sociale in rapporto ad

una realtà osmotica che, altrettanto straniata, distorta e disumana, vanifica il nostro agire

all’interno di contesti narrativi ripetitivi, standardizzati in epiloghi prevedibili, corrotti da false

culture dell’immagine.

Nel segmento che separa il fatalismo dal nichilismo, l’inesorabile caduta della bellezza, la

disgregazione delle sicurezze collettive, l’annichilimento delle coscienze singole e di gruppo, la

decostruzione dei sistemi emotivi evidenziano così, all’interno di questo progetto espositivo, le

incongruenti eterogeneità di fitte trame biologiche e psicologiche, le difficoltà del nostro

intenderci esseri sociali oggi, prigionieri di strutture imperfette, ingranaggi di un sistema vitale

massificato e alienante.

Gli artisti de La Macchina Imperfetta abbandonano gradualmente i registri linguistici propri

della mitologia per inventare storie di martiri sacrificati sull’altare della visione, facendo proprie

nuove grammatiche e nuove costruzioni sintattiche epurate dai virtuosismi linguistici e da false

retoriche, conducendo la loro analisi verso una sintesi percettiva anti-teorica e anti-classica che

accoglie nella sfera della conoscenza sia l’elemento divino sia l’elemento umano, individuando

un livello unico di espressione in cui l’ icona vive di autoreferenzialità e si staglia solitaria e

sicura, offrendosi nuda al nostro impietoso sguardo pregiudizievole - né spirituale né terreno e

quindi imperfetto - per la stesura di una nuova e più attuale saga epica.

Uno spaccato di letteratura verista: i corpi riponderati, ricostruiti e ricontestualizzati dei

reportage fotografici di Federica Palmarin evidenziano il labile confine tra realtà fisica e sfera

psichica e la ricerca di una comunione tra forma e sostanza dell’essere biologico, alla conquista

di armonie che la natura stessa non è in grado di intuire né di intercettare; i burattini umani di

Dosaka Maike, macchinari inermi e compressi da vincoli, limiti e tabù sociali in cui spunti di

falsa e anacronistica bellezza si rivelano solo inutili e tragici dettagli oggettivi, esistono liberi

solo all’interno di claustrofobiche e preordinate gabbie la cui struttura ricalca i nostri labirinti

urbani; l’incrocio di sguardi attoniti e vuoti dei soggetti ritratti da Andrea Tagliapietra,

schiavi di un ossessivo guardare privo di comprensione e compassione, evidenziano le prigioni

mentali di sensi alterati e l’impreparazione alla dolorosa utopia dell’esistere; le corruzioni della

carne e dell’intelletto delle figure in disfacimento di Fabrizio Vatta, abbandonate in mondi

privi di forma e di consistenza, esprimono il rimpianto per la perdita di stati felici della ragione,

in attesa di un trapasso liberatorio dalle sofferenze inteso come definitivo – forse unico –

appagamento cultuale.

Apparente apologia dell’incompletezza e della finitezza del gesto artistico, la mostra vuole

invece evidenziare la metamorfosi liberatoria della figura umana da realtà iconica a realtà

aniconica, indagando, attraverso le espressioni e i linguaggi propri dei quattro artisti, sia la

caduta della bellezza come conseguenza della perdita di innocenza collettiva sia l’attitudine del

fare arte come rivendicazione – lontana da leggi certe ed inoppugnabili di equilibrio ed euritmia

– di onestà indagativa.

Il ritratto di volti e corpi dunque come paradigma documentativo per ripensare una moderna

scienza antropologica: non più attestazione di presenze, rievocazione di status sociali,

celebrazione di individui e di ruoli, quanto piuttosto simulacro di corpi destrutturati e ricostruiti

dal passaggio – nel segno e oltre il segno – dalla figurazione all’astrazione, da meccanismi

perfetti (in quanto prodotti di un’Idea superiore) a macchine imperfette, contenitori di pensieri

deboli e colpevoli dell’accettazione e condivisione di verità parziali, solo accennate, occultate

dai molti sistemi autoimposti ai quali non siamo più in grado di rinunciare.

Nell’era della bellezza superficiale e dell’immediatezza di opinione che pianifica i propri punti di

fuga e allontana aprioristicamente l’imperfezione dagli angoli visivi, La Macchina Imperfetta ci

ricorda perciò che tutto è perfettibile e che la rappresentazione artistica, percorrendo la strada

segnata da regole visive dettate da personaggi-oggetto minori – ricodificate da tutte le

esperienze artistiche svincolate dal canone policleteo, dalle pitture di genere, dalle ritrattistiche

sociali, dai realismi e iperrealismi carichi di oneste e umane contraddizioni, dalla street

photography e dai reportage che hanno contribuito alla formazione di un’arte più vera a livello

del tempo, di un’arte che smette di credersi bella, di un’arte che non può ritrarre gli angeli - è

efficace solo se in grado di porre al centro del proprio agire il concetto di esistenza,

intercettando i valori comunicativi dei codici neo-linguistici esterni all’immagine stessa.

Ancora condannati dalle culture (della visione) di massa all’ inaccettabilità dell’imperfezione,

l’arte è il solo strumento di analisi e di catarsi, lo stimolo ad un continuo ammodernamento

linguistico del nostro guardare, il balzo verso lente ma inesorabili conquiste di conoscenze (e di

sguardi) superiori, il paradigma di un sapere che deve emanciparsi dalle oligarchie del pensiero

per esprimersi libero, ben oltre le effimere sicurezze dell’analisi di superficie, ben oltre gli

appagamenti di una bellezza immediata ma effimera.

Il progetto artistico verrà presentato al pubblico dal curatore e critico d’arte Gaetano Salerno,

direttore di Segnoperenne, giovedì 14 novembre 2013 alle ore 18.30, presso lo Spazio

Espositivo del Centro Culturale Candiani di Venezia Mestre (secondo piano); gli artisti e il

curatore saranno presenti in occasione della vernice e dei successivi appuntamenti LA

MACCHINA IMPERFETTA LIVE (seguiranno comunicati stampa; info all’indirizzo

info@segnoperenne.it) di venerdì 22 novembre 2013 (ore 18.00, La Macchina Imperfetta

LIVE I - performance: OPERA di Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Donato Ceron,

Elisa Rampon – performance: CORPI ULTERIORI di Shakinart) e di venerdì 29 e sabato 30

novembre 2013 (ore 18.00, La Macchina Imperfetta LIVE II e La Macchina Imperfetta

LIVE III – performance: La Macchina Imperfetta di Dosaka Maike).

Il catalogo del progetto La Macchina Imperfetta, con testi critici a cura di Gaetano Salerno,

sarà disponibile presso il Centro Culturale Candiani durante i giorni di apertura della mostra.

artisti

Dosaka Maike

Nasce a Venezia nel 1972.

Si diploma in pianoforte presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e si specializza in musica

elettronica presso il Conservatorio Pollini di Padova.

Si dedica alla video arte, alla musica, alla fotografia, ai multimedia e al digipaint.

Vive e lavora a Venezia Mestre.

attrici video-LIVE di Dosaka Maike:

Serenella

Rendeira

Petit Janne

Mirjana Jaksic

Borderline

Elizabeth B.

Raffaella

Martin Hudson

Sara Zampirollo

Dosaka Maike ringrazia:

Pianeta Computer, Casablanca man, Zydeco

Federica Palmarin

Nasce a Venezia nel 1977.

Si laurea presso lo IED di Milano; Resident artist di Fabrica (Benetton – Treviso), si occupa di fotografia e

video, collaborando con importanti riviste di cultura dell’immagine.

Vive e lavora a Venezia.

Andrea Tagliapietra

Nasce a Venezia nel 1976.

Si forma presso la Scuola Internazionale di Grafica, sotto la guida del maestro Silvestro Lodi di cui tuttora

frequenta lo Studio13 a Venezia Mestre.

Vive e lavora a Burano.

Fabrizio Vatta

Nasce a Venezia Mestre nel 1956.

Si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova.

Vive e lavora a Venezia Mestre.

scheda tecnica

titolo

LA MACCHINA IMPERFETTA

artisti

Dosaka Maike | Federica Palmarin | Andrea Tagliapietra | Fabrizio Vatta

a cura di

Gaetano Salerno

organizzazione e comunicazione

in collaborazione con

OUTSIDE_project

Centro Culturale Candiani

P.le Candiani, 7

Venezia Mestre

inaugurazione

giovedì 14 novembre 2013, ore 18.30

apertura

15 novembre – 01 dicembre 2013

venerdì 15.30 – 19.30 ; sabato – domenica 10.30 – 12.30 e 15.30 – 19.30