Andrea Tagliapietra - Presentazione Catalogo

L’ultima produzione pittorica di Andrea Tagliapietra appare contrassegnata da un sentimento malinconico e amaro dell’esistenza come risulta dalla raffigurazione di ritratti di uomini e di animali, quasi inanimati ma che restano evidentemente segnati da dolorose stigmate causate da discriminazioni e privazioni disumane. Anzi l’artista arriva a connotare e contagiare tali immagini persino con arcaiche mitografie, rivestendole di aspetti satireschi e fauneschi, giungendo ad operare una regressione carnale e fisiognomica dei suoi soggetti. Soggetti che egli, inoltre, trasforma poi in desolati manichini, in burattini comandati e schiacciati da autorità oppressive, e ancora in automi esibiti ed asserviti a funzioni squallide, dominati da situazioni non solo metaforicamente riferibili allo stato di malessere e di precarietà che oggi si vive. E tutto questo lo fa affidandosi a pulsionalità psichiche ed emotive inarginabili, corrispondenti del resto alla sua appassionata energia espressiva, utilizzando ed elaborando infine una materia pittorica insieme greve e suntuosa, dolce e acida, animata da impetuose gestualità che sottendono soprattutto un bisogno intimo di liberazione e di ribellione dalla travolgente frenesia consumistica di una disordinata pretesa di modernità. Qualcosa sempre di ironico e di grottesco si insinua in queste immagini di un realismo sconvolgente,  ancorché tutt’altro che naturalistico o consolatorio, bensì carico semmai di profonde esigenze etiche e di potenti lieviti espressionistici che ugualmente concorrono a motivare certe deformazioni, a contagiare e stravolgere volti e corpi divenuti simboli di ormai insanabili inquietudini dello spirito. 

La materia si addensa gravida di fulgori interni, di gestualità infrenabili e di accensioni cromatiche mai prima pensate o ricercate dai linguaggi della nuova figurazione.

Sconcerta e sorprende ogni volta l’evidenza di una forza inusitata del riscontro percettivo, dell’acutezza dell’analisi visiva ed immaginativa, modalità spesso altrettanto vorticose quanto il salto nel vuoto dei suoi acrobati o lo sguardo sperduto dei clowns che egli porta sulla scena del mondo. Gli uni e gli altri proprio per le fattezze che queste immagini mostrano facilmente riconoscibili dai modelli ritratti vengono così a testimoniare, in maniera diretta ed ineludibile, l’assurdo parossistico che avvelena e corrode lo spirito e la carne, un’umanità non ideale ma legata alle circostanze quotidiane, una sorta di indagine anche antropomorfica che tende a mostrare quanto tutto ciò sia la conseguenza di sconvolgimenti che sono alla base del dramma attuale della nostra società. Tagliapietra non è solo dunque un pittore della realtà perché non si limita ad una velleitaria denuncia ma porta in scena in modo inappellabile, chiedendo ai nostri sguardi di ritrovarne le ragioni, le stesse cause che minacciano il futuro del mondo. Nel suo teatro pittorico vi domina innanzi tutto il proposito di operare uno smascheramento delle finzioni, talora persino seducenti, che stanno dietro al clamoroso e assordante spettacolo della vita odierna.

 

Toni Toniato

 
 
 
 

L’opera pittorica di Andrea Tagliapietra nel corso degli ultimi anni si è andata via via affinando, sviluppando tecniche diverse giungendo, inoltre, ad esiti pittorici maggiormente carichi di significati simbolici. Si riscontra sempre più il ricorso al mito sia esso d’antica origine, come Icaro, o di natura letteraria come Ophelia, reinterpretati però costantemente in chiave attuale, anche nella loro tragicità. L’uso del mito diviene così modo di affrontare le problematiche della contemporaneità, sia essa legata al singolo o più spesso alla condizione di questa società. E Tagliapietra lo fa nei modi di una pittura che è anch’essa densa come le tematiche affrontate, per i cui i corpi e i volti dei suoi personaggi trasmettono non solo nei lineamenti, ma nella stessa materia pittorica, carica e greve, un’inquietudine dell’”essere”. 

Le tematiche si snodano tra la fiaba ed il grottesco, dove le figure si trasformano e deformano, ricordando gli approcci concettuali di un Beckmann, di un Grosz o di un Otto Dix, sebbene in altro contesto, o la pittura di Lucian Freud, nella corposità della materia o di Bacon, nella trasfigurazione e nel disfacimento della forma. L’opera di Tagliapietra risulta allora come uno sguardo insolito e profondo nel reale, attraverso  un’intensa adesione concettuale ed emotiva, in cui, il più delle volte, un potente cromatismo diviene nucleo espressivo della stessa immagine.

 

Susanna Zattarin